Quando il mare avanza: calamità naturali e il futuro fragile delle coste della Sardegna

L’innalzamento del livello dei mari, combinato con l’aumento della potenza delle mareggiate e con la crescente urbanizzazione delle coste, è uno dei segnali più evidenti di questo processo.
Vista aerea della spiaggia del Poetto e del Golfo degli Angeli - Emozione Sardegna Vista aerea della spiaggia del Poetto e del Golfo degli Angeli - Emozione Sardegna
Vista aerea della spiaggia del Poetto e del Golfo degli Angeli - Emozione Sardegna

Negli ultimi anni il pianeta sembra aver accelerato il passo della propria inquietudine. Eventi climatici estremi – tempeste, alluvioni, ondate di calore, siccità improvvise – non sono più episodi isolati ma manifestazioni sempre più frequenti e intense di un sistema in profonda trasformazione. Dall’Atlantico al Pacifico, dai grandi delta asiatici alle coste europee, il cambiamento climatico sta ridisegnando geografie, economie e abitudini di vita, mettendo sotto pressione territori che per secoli avevano trovato un equilibrio tra uomo e natura.

L’innalzamento del livello dei mari, combinato con l’aumento della potenza delle mareggiate e con la crescente urbanizzazione delle coste, è uno dei segnali più evidenti di questo processo. Le spiagge, che nell’immaginario collettivo rappresentano luoghi di svago e bellezza, sono in realtà ecosistemi fragilissimi, spesso in bilico tra accumulo e perdita di sedimenti. In molte parti del mondo stanno arretrando, assottigliandosi o scomparendo del tutto, cancellate da onde sempre più violente e da un equilibrio sedimentario ormai compromesso.

La Sardegna e una memoria recente di eventi estremi

Anche la Sardegna, isola storicamente percepita come solida e immutabile, ha iniziato a fare i conti con questa nuova normalità. Negli ultimi vent’anni il territorio ha conosciuto eventi calamitosi che hanno lasciato segni profondi nella memoria collettiva: alluvioni improvvise che hanno colpito aree urbane e interne, piogge torrenziali concentrate in poche ore, mareggiate capaci di modificare il profilo delle coste. Episodi che un tempo venivano considerati eccezionali oggi si ripresentano con una frequenza crescente, spesso con dinamiche simili ma con effetti amplificati.

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La combinazione tra conformazione geografica, fragilità idrogeologica e pressione antropica rende alcune aree particolarmente vulnerabili. Le pianure costiere, le foci dei fiumi, le spiagge urbane e le infrastrutture costruite a ridosso del mare sono i punti in cui il cambiamento climatico mostra il suo volto più concreto.

La tempesta Harry e il mare che si riprende spazio

La tempesta Harry, che in questi giorni ha colpito anche e pesantemente la Sardegna, è l’ennesima conferma di questo scenario. I primi bilanci parlano di danni stimati intorno ai 500 milioni di euro, con strade bloccate, collegamenti interrotti e un litorale profondamente trasformato. Per alcuni giorni, in diversi punti dell’isola, il mare ha letteralmente inghiottito le spiagge, cancellandole sotto la forza delle onde.

A Cala Gonone il porticciolo è stato duramente colpito: le mareggiate hanno superato le difese naturali e artificiali, portando l’acqua fino alle attività affacciate sulla strada. A Cagliari, lungo il Poetto, la scena è stata altrettanto impressionante: la spiaggia è scomparsa sotto il mare, come accade ciclicamente quando spirano con forza libeccio e scirocco. Qui la natura ha ancora una capacità di rigenerazione, e spesso, con il ritiro delle onde, la sabbia torna lentamente al suo posto. Ma la ripetizione sempre più frequente di questi eventi pone interrogativi sulla tenuta futura di questo equilibrio.

Ancora più delicata appare la situazione della spiaggia di Giorgino, lungo il tratto iniziale della SS 195, dove oggi persistono blocchi e criticità. In quest’area gli eventi di erosione e sommersione si stanno intensificando negli ultimi anni, suggerendo un cambiamento strutturale e non più solo episodico del rapporto tra mare e costa.

Spiagge a rischio: uno scenario già scritto?

Quanto accaduto sembra dare corpo alle previsioni formulate da studi scientifici recenti. Un rapporto della Società Geografica Italiana, presentato nell’ottobre 2025 dal titolo “Paesaggi sommersi“, delinea uno scenario che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti. Secondo lo studio, entro il 2050 l’Italia potrebbe perdere circa il 20% delle proprie spiagge, una percentuale destinata a salire fino al 40% entro il 2100. Un processo che coinvolgerebbe non solo i litorali, ma anche aree urbanizzate, infrastrutture strategiche e territori agricoli, mettendo a rischio la ricollocazione di circa 800 mila persone.

Nel quadro nazionale, alcune zone risultano particolarmente esposte: l’Alto Adriatico, diversi tratti della costa tirrenica, ma anche aree della Sardegna come quelle intorno a Cagliari e Oristano. Qui l’innalzamento del livello del mare, combinato con l’erosione costiera e la pressione urbanistica, potrebbe portare a una progressiva sommersione di porzioni di territorio oggi densamente utilizzate.

Il rapporto evidenzia inoltre criticità strutturali legate alle difese costiere artificiali, che proteggono ormai oltre un quarto delle coste basse italiane ma che, nel lungo periodo, tendono ad aggravare l’erosione e a perdere efficacia. A questo si aggiunge la forte concentrazione di strutture turistiche lungo le coste – oltre la metà dei posti letto nazionali – e la vulnerabilità di aree naturali cruciali come lagune, paludi e zone costiere “anfibie”, spesso prive di adeguati piani di gestione.

Quale futuro per le coste sarde?

La domanda, a questo punto, non è più se il cambiamento sia in atto, ma come affrontarlo. La Sardegna si trova di fronte a una sfida complessa: proteggere il proprio patrimonio naturale e paesaggistico senza snaturarlo, ripensare il rapporto tra infrastrutture e mare, e accettare che alcune spiagge potrebbero non tornare mai più come le abbiamo conosciute.

Le immagini di litorali sommersi, porticcioli invasi dall’acqua e strade costiere interrotte non sono solo cronaca di emergenza, ma anticipazioni di un futuro possibile. Un futuro che richiede visione, pianificazione e una nuova consapevolezza collettiva: il mare non avanza per capriccio, ma perché stiamo cambiando le condizioni che per secoli ne hanno contenuto la forza.

Capire, raccontare e agire oggi significa provare a salvare domani ciò che rende la Sardegna unica: non solo le sue spiagge, ma l’equilibrio delicato tra terra e mare che ne ha fatto, per millenni, un’isola straordinaria.

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