Posidonia sulle spiagge sarde

Ripensare la presenza di Posidonia non come un fastidio ma come un alleato naturale significa comprendere meglio i legami profondi tra il mare e la terra, e agire con consapevolezza per proteggere entrambe.
Posidonia al Poetto, perchè è una risorsa - Emozione Sardegna (foto RM) Posidonia al Poetto, perchè è una risorsa - Emozione Sardegna (foto RM)
Posidonia al Poetto, perchè è una risorsa - Emozione Sardegna (foto RM)

Dopo il passaggio del ciclone Harry, molte spiagge della Sardegna sono state ricoperte dalla Posidonia: perché è una risorsa preziosa

Negli ultimi giorni molte spiagge della Sardegna sono state ricoperte da cumuli di Posidonia oceanica, trasportati dalle onde del mare dopo il passaggio della tempesta Harry. Quello che per molti può sembrare una presenza fastidiosa sulla battigia è in realtà un segnale importante della salute del mare e un elemento chiave per la protezione delle nostre coste, con funzioni ecologiche e geomorfologiche di enorme valore.

Posidonia non è un’alga: è una pianta marina vitale

Contrariamente a quanto spesso si pensa, la Posidonia non è un’alga, ma una pianta marina superiore endemica del Mar Mediterraneo, con radici, rizomi, foglie, fiori e frutti. Le sue praterie sottomarine crescono su fondali sabbiosi fino a 30–40 metri di profondità, formando ecosistemi complessi che sono tra i più produttivi e biodiversi del mare mediterraneo.

Questa pianta svolge una serie di funzioni critiche per il benessere del mare e delle coste:

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Stabilizzazione dei fondali e attenuazione delle onde
Le radici e i rizomi della Posidonia contribuiscono a stabilizzare i sedimenti marini e a ridurre l’energia delle correnti e delle onde. Questo fenomeno aiuta a contrastare indirettamente l’erosione dei litorali e contribuisce a mantenere la forma naturale delle spiagge.

Formazione di banquettes protettivi
Le foglie naturalmente staccate dalla pianta vengono trasportate dalle correnti e depositate sulla battigia formando dei veri e propri cuscinetti naturali, detti banquettes. Queste strutture servono da barriera fisica contro l’azione erosiva delle mareggiate, proteggendo la duna e la spiaggia stessa.

Habitat e biodiversità
Le praterie di Posidonia sono tra gli habitat più ricchi del Mediterraneo. Offrono rifugio, nutrimento e aree di riproduzione a centinaia di specie marine, contribuendo alla salute complessiva degli ecosistemi costieri.

Il ruolo di “polmone blu” del mare

La Posidonia ha anche un ruolo fondamentale nei cicli globali del carbonio. Attraverso la fotosintesi la pianta assorbe anidride carbonica (CO₂) e produce ossigeno, contribuendo alla mitigazione del cambiamento climatico. Alcuni studi indicano che le praterie di Posidonia possono immagazzinare quantità di carbonio paragonabili o superiori a quelle delle foreste tropicali, diventando un importante “blue carbon sink”.

Inoltre, questi habitat favoriscono la chiarificazione delle acque e la deposizione di sedimenti, migliorando la qualità dell’ambiente marino circostante.

Depositi sulla spiaggia: un segnale da interpretare

Quando mari mossi o tempeste come Harry trascinano foglie, rizomi e materiali derivati dalle praterie sottomarine fino alla riva, si formano accumuli consistenti di Posidonia lungo il litorale. Questi depositi non sono “rifiuti”, ma parte integrante del ciclo naturale di questa pianta.

Le autorità ambientaliste e scientifiche continuano a ribadire che la Posidonia spiaggiata è una risorsa, non un problema. In molti Comuni costieri, come in Sardegna, si stanno definendo criteri e linee guida per la gestione sostenibile dei cumuli di Posidonia, con l’obiettivo di coniugare tutela ambientale e uso turistico delle spiagge.

Importanza per la protezione naturale delle coste

Da un punto di vista fisico, le praterie di Posidonia dissipano l’energia delle onde prima che queste raggiungano la battigia. Studi scientifici mostrano che l’effetto delle praterie è paragonabile a una misura di difesa naturale, capace di ridurre l’energia delle onde e proteggere le coste dall’erosione, diminuendo l’impatto di eventi marini estremi sempre più frequenti con il cambiamento climatico.

Questa funzione è particolarmente preziosa per gli arenili fragili, come quelli della Sardegna, dove le mareggiate possono spostare grandi quantità di sedimento e modificare sensibilmente la morfologia della spiaggia.

Una risorsa da valorizzare

La presenza di Posidonia sulle spiagge dopo eventi intensi come il ciclone Harry è quindi più di un fenomeno naturale: è un indicatore della salute del mare, un segno che le praterie sottomarine esistono e stanno svolgendo il loro ruolo di protezione. Al contempo, rappresenta una sfida gestionale per le comunità costiere, che devono bilanciare tutela degli ecosistemi e fruizione turistica sostenibile.

Ripensare la presenza di Posidonia non come un fastidio ma come un alleato naturale significa comprendere meglio i legami profondi tra il mare e la terra, e agire con consapevolezza per proteggere entrambe.

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