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Sardegna e UNESCO: la corsa verso un riconoscimento atteso da un popolo e meritato da una civiltà millenaria

Una sfida culturale e identitaria che unisce istituzioni, università, associazioni e cittadini, tutti consapevoli che il valore della civiltà nuragica rappresenta non solo un’eredità del passato, ma una chiave strategica per il futuro dell’intera regione.
Emozione Sardegna, vista di una torre di un Nuraghe dall'interno Emozione Sardegna, vista di una torre di un Nuraghe dall'interno
Emozione Sardegna, vista di una torre di un Nuraghe dall'interno

La Sardegna sta vivendo un momento storico: l’Isola dei nuraghi, custode di oltre diecimila monumenti protostorici unici al mondo, punta a ottenere il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Una sfida culturale e identitaria che unisce istituzioni, università, associazioni e cittadini, tutti consapevoli che il valore della civiltà nuragica rappresenta non solo un’eredità del passato, ma una chiave strategica per il futuro dell’intera regione.

Durante la Terza Conferenza Internazionale alla Manifattura Tabacchi di Cagliari, la presidente della Regione Alessandra Todde ha ribadito l’impegno a sostenere un percorso iniziato nel 2020 e che oggi è più concreto che mai. «Era un sogno, adesso è un progetto», ha sottolineato Pierpaolo Vargiu, presidente dell’associazione “La Sardegna verso l’UNESCO“, ricordando come nessun altro luogo al mondo conservi una concentrazione così straordinaria di monumenti nuragici. Proprio per questo è nato un grande lavoro di ricucitura e valorizzazione del patrimonio storico sardo, dalla preistoria all’età nuragica.

Il processo di candidatura, attualmente al vaglio della Commissione Nazionale UNESCO e del Ministero della Cultura, ruota attorno a un elemento fondamentale: dimostrare, raccontare e rendere accessibile questo patrimonio diffuso, troppo a lungo confinato in un ruolo marginale rispetto al potenziale culturale e turistico che racchiude.

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L’Atlante della Sardegna Nuragica: tecnologia, ricerca e partecipazione

Tra le iniziative più importanti c’è il nuovo Atlante della Sardegna Nuragica, presentato nel corso della Settimana Nuragica da Regione, Università di Cagliari e Sassari, Crenos e Crs4. Si tratta di una piattaforma tecnologica avanzata, “NuragicReturn”, che integra dati topografici, rilievi da drone, fotografie aeree, archivi storici e contributi delle comunità locali.

L’obiettivo è ambizioso:

  • costruire il primo censimento realmente completo dei monumenti nuragici;
  • valutare rischi e fragilità del territorio;
  • proteggere e monitorare siti spesso isolati e vulnerabili;
  • creare una banca dati dinamica e partecipata.

Ad oggi il censimento provvisorio conta 10.387 monumenti in 9.410 siti, ma il numero crescerà grazie al coinvolgimento diretto dei cittadini, che entro il 2026 potranno segnalare nuovi ritrovamenti, caricare immagini e contribuire alla mappatura.

Accanto all’Atlante, si sviluppa anche l’AI Archeo-Hub, il primo polo italiano dedicato all’intelligenza artificiale applicata all’archeologia, nato in collaborazione con le università sarde e la Duke University. Un centro che svilupperà modelli di riconoscimento automatico, ricostruzioni 3D e analisi predittive: tecnologie mai utilizzate su questa scala per la civiltà nuragica.

Identità, innovazione e desiderio collettivo

Al centro di tutto, però, non c’è solo la tecnologia, ma l’identità. Come ricorda Vargiu, «Si ama solo ciò che si conosce» e per decenni i nuraghi sono stati un tesoro poco raccontato, quasi dato per scontato. Oggi la Sardegna vuole finalmente presentarsi al mondo attraverso la sua storia più autentica: una delle civiltà megalitiche più complesse e affascinanti del Mediterraneo, capace di influenzare commerci, architetture e simbolismi nell’età del bronzo.

Il riconoscimento UNESCO non sarebbe soltanto un titolo prestigioso:

  • renderebbe più forte la tutela dei siti;
  • creerebbe nuove opportunità economiche e turistiche;
  • aumenterebbe la consapevolezza culturale all’interno della stessa isola;
  • darebbe alla Sardegna il posto che merita nella narrazione storica globale.

Non a caso, le iniziative legate alla valorizzazione dei beni culturali — come l’incontro a Cabras promosso dallo Spoke 2 dell’ecosistema eINS e dalla Fondazione Mont’e Prama — procedono nella stessa direzione: connettere archeologia, impresa, ricerca e turismo sostenibile.

La corsa all’UNESCO come progetto di popolo

Il percorso che la Sardegna sta compiendo è collettivo: istituzioni, ricercatori, enti pubblici, imprese e cittadinanza stanno camminando insieme verso un traguardo atteso e sentito profondamente. La convinzione è che i nuraghi non rappresentino solo un’eredità archeologica, ma una chiave per interpretare identità, storia e futuro dell’isola.

Se la candidatura verrà accolta, sarà una vittoria non solo per la Sardegna nuragica, ma per l’intera comunità sarda: un popolo che riconosce nella propria storia un valore universale.

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