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Sardegna e turismo lento: borghi, cammini e archeologia per un’Isola attrattiva tutto l’anno

Il turismo lento ed esperienziale non è un’alternativa stagionale, ma una strategia strutturale capace di rendere l’Isola vivibile e attrattiva dodici mesi l’anno.
Turismo lento, il tempio di Antas visto dal sentiero che porta alle cave romane - Emozione Sardegna Turismo lento, il tempio di Antas visto dal sentiero che porta alle cave romane - Emozione Sardegna
Turismo lento, il tempio di Antas visto dal sentiero che porta alle cave romane - Emozione Sardegna

La Sardegna vuole rivedere la sua immagine e guarda al futuro puntando su un modello di sviluppo turistico che mette al centro tempo, identità e territori.

Il Forum regionale del turismo lento ed esperienziale, ospitato a Luogosanto (Gallura) nel novembre scorso, ha rappresentato un momento di sintesi e rilancio. È emersa una visione chiara: il turismo lento ed esperienziale non è un’alternativa stagionale, ma una strategia strutturale capace di rendere l’Isola vivibile e attrattiva dodici mesi l’anno.

Promosso dalla Fondazione Destinazioni di Pellegrinaggio con il patrocinio della Regione, l’incontro ha delineato un percorso che non consuma i luoghi, ma li valorizza attraverso borghi storici, cammini, paesaggi rurali e patrimonio archeologico diffuso.

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Emozione Sardegna intende spingere con le sue piattaforme questa logica promozione e turismo. Nel nostro stile di comunicazione sottolineiamo sempre la necessità del rispetto del territorio e forme alternative di turismo che diano una risposta al crescente fenomeno dell’overtourism, piaga che consuma il territorio, rende la vita dei residenti sempre più difficile e peggiora l’esperienza del visitatore.

Luogosanto e la Gallura, laboratorio di turismo sostenibile

La scelta di Luogosanto non è casuale. Il borgo gallurese, legato a una forte tradizione spirituale e inserito nei circuiti dei cammini religiosi, è oggi un esempio concreto di accoglienza a passo lento, capace di generare economia e nuove residenzialità. La Gallura si conferma così un territorio pilota, dove turismo, comunità e paesaggio dialogano in modo virtuoso.

Il forum ha segnato simbolicamente l’ingresso della Sardegna nella terza fase del progetto regionale: il posizionamento competitivo sui mercati, dopo il lavoro di costruzione dell’offerta e di messa in rete dei territori.

Borghi: il cuore dell’esperienza sarda

Il turismo lento passa innanzitutto dai borghi, luoghi dove il tempo sembra dilatarsi e l’identità è ancora leggibile nei gesti quotidiani, nell’architettura e nelle tradizioni.

Per citare alcuni tra i borghi protagonisti di questa visione rientrano:

  • Luogosanto (Gallura), centro spirituale e tappa di cammini religiosi
  • Aggius, borgo del granito e delle tradizioni popolari
  • Galtellì, gioiello medievale della Baronia
  • Bosa, con il suo centro storico colorato lungo il Temo
  • Atzara, noto per l’arte e l’architettura tradizionale
  • Santu Lussurgiu, tra montagna, cultura e artigianato
  • Orgosolo, simbolo di identità e cultura barbaricina

Questi centri rappresentano un’alternativa concreta al turismo balneare concentrato, offrendo esperienze autentiche legate a cultura, enogastronomia e vita comunitaria.

I cammini della Sardegna: viaggiare lentamente nello spazio e nel tempo

Elemento chiave della strategia regionale sono i cammini, strumenti ideali per destagionalizzare e distribuire i flussi turistici. Percorsi che uniscono spiritualità, natura e storia, attraversando territori interni spesso esclusi dai grandi circuiti.

Tra i principali cammini sardi:

  • Cammino di San Giorgio Vescovo
  • Cammino Minerario di Santa Barbara, lungo i paesaggi minerari del Sulcis-Iglesiente
  • Cammino di Sant’Efisio, da Cagliari a Nora
  • Cammino Francescano in Sardegna
  • Cammino di San Saturnino
  • Cammino dei beati

Questi itinerari trasformano il viaggio in esperienza, favorendo un turismo consapevole, sostenibile e distribuito durante tutto l’anno.

Archeologia diffusa: un museo a cielo aperto

Accanto a borghi e cammini, il turismo lento in Sardegna trova un pilastro fondamentale nel patrimonio archeologico, uno dei più ricchi del Mediterraneo. Non solo grandi siti, ma una archeologia diffusa, accessibile e integrata nel paesaggio.

Tra gli elementi centrali:

  • Nuraghi, oltre 7.000 disseminati sull’Isola
  • Domus de Janas, riconosciute patrimonio UNESCO
  • Pozzi sacri e templi dell’acqua
  • Aree fenicio-puniche e romane, come Tharros e Nora
  • Villaggi nuragici e tombe dei giganti

Un patrimonio che consente di costruire esperienze culturali profonde, legate alla storia più antica dell’Isola e perfettamente compatibili con il turismo lento.

Una Sardegna aperta 12 mesi l’anno

Nel corso del forum è stata ribadita la volontà regionale di investire su borghi, cammini, escursionismo e archeologia per superare la concentrazione stagionale dei flussi. I risultati già raggiunti rafforzano questa visione: riconoscimenti internazionali, nuovi collegamenti aerei, crescita della reputazione dell’Isola come destinazione di qualità.

Il turismo lento non è una tendenza passeggera, ma una leva concreta di sviluppo locale, capace di contrastare lo spopolamento, generare nuove attività e rafforzare il legame tra residenti e territorio.

La Sardegna non è solo una meta estiva, ma un’isola da attraversare lentamente, in ogni stagione, seguendo sentieri, storie e comunità.

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